Anche Beppe Sala, Sindaco di Milano, scende in campo contro il decreto sicurezza

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di Ettore Neri – Dopo la prima, durissima, uscita del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando contro il Decreto Sicurezza, fortemente voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, anche il Sindaco di Milano, Beppe Sala, dice la sua sul tema con un intervento sula sua pagina facebook.
“Due pensieri di inizio anno. – scrive Sala –
Il primo. Ministro Salvini, ci ascolti e riveda il decreto sicurezza, così non va! Da settimane noi Sindaci avevamo richiesto, anche attraverso l’Anci, di ascoltar la nostra opinione su alcuni punti critici, per esempio ampliando i casi speciali e garantendo la stessa tutela della protezione internazionale ai nuclei familiari vulnerabili, anche attraverso lo Sprar, oggi escluso dal decreto sicurezza per i richiedenti asilo. Occorre inoltre valutare l’impatto sociale ed economico del decreto per le nostre città, già in difficoltà a causa di una legge di bilancio che ci ha tolto risorse nella parte corrente: più persone saranno per strada senza vitto e alloggio, più saranno i casi di cui noi Sindaci dovremo prenderci cura. Ministro, ci ripensi.
Secondo. Seguo con interesse la loro proposta di tagliare gli stipendi dei parlamentari. Ma chiedo alla coppia Di Maio – Di Battista: perché un parlamentare deve guadagnare più del Sindaco di Milano? Non penso lavori di più o gestisca una complessità maggiore o, ancora, si assuma più rischi. Cosa ne pensate? (Ah, per favore non giochiamo sui rimborsi, se volete fare una cosa vera, fatela fino in fondo).”
Prima di lui si erano fatti sentire tanti altri Sindaci tra i quali Dario Nardella di Firenze: “Stiamo valutando la strada per arrivare alla Consulta”, Luigi De Magistris di Napoli “Il linguaggio di Salvini è indegno di un ministro dell’Interno” e il Presidente Nazionale di ANCI Antonio De Caro, Sindaco di Bari, “Se il ministro ritiene che il mestiere di sindaco sia una pacchia siamo pronti a restituirgli, insieme alla fascia tricolore, tutti i problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare”
Dal canto suo il Ministro Salvini risposto al Sindaco Orlando e ai suoi colleghi con il suo tipico linguaggio privo di cortesie dialettiche: “Amici dei clandestini, traditori degli italiani!” e ancora “È finita la pacchia. Se qualche sindaco non è d’accordo si dimetta. Rispettino la firma di Mattarella”.
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Ma quali sono i punti controversi del decreto sicurezza?
Si tratta principalmente di tre temi:
1- La revoca della protezione internazionale
Lo status di ‘protetto’ viene revocato se si commettono alcuni reati per i quali basta una condanna in primo grado per far scattare l’espulsione immediata.
2 – La sostanziale eliminazione del permesso di soggiorno umanitario
Il permesso di soggiorno derivante dalla concessione della protezione umanitaria durava due anni e dava diritto al lavoro, ai servizi sociali e all’edilizia popolare.
3 – Lo Sprar
La nuova normativa limita fortemente la possibilità per le amministrazioni comunali di dare una risposta sociale diffusa sul territorio. Per questo i sindaci sono preoccupati. Oggi, attraverso il sistema Sprar, i richiedenti asilo in attesa di risposta vengono avviati in questi piccoli centri dove trovano accoglienza, seguono corsi, svolgono attività utili e vengono avviati al lavoro. Tutto questo finirà.
Depotenziare gli Sprar, secondo i sindaci “disobbedienti” significa buttare nelle città una bomba sociale che, finora, veniva abbastanza controllata.

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