Calenda: “Il mio manifesto per una lista europeista stavolta ha unito il Pd”

0

di Ettore Neri – Intervistato per La Repubblica da Giovanna Casadio Carlo Calenda mostra soddisfazione per l’accoglienza ricevuta dalla sua proposta: “Il mio manifesto per una lista europeista stavolta ha unito il Pd”.
Il rerimento è al suo “Manifesto per la costruzione di una lista unitaria delle forze politiche e civiche europeiste” per le europee di maggio.
Su questo tema tutto il PD appare convinto mentre non si conoscono ancora gli orientamenti di +Europa di Emma Bonino e “Italia in comune” del sindaco Federico Pizzarotti.
Ma l’ex Ministro puntualizza che bisogna rivolgersi “soprattutto agli italiani. L’obiettivo del manifesto è quello di utilizzare il tempo da qui al 21 marzo, data indicata da Prodi come grande festa europea, per moltiplicare le adesioni su tutto il territorio italiano e fare partire una mobilitazione tra i cittadini”.
Si vogliono così unire il Pd e altre forze dietro una idea.
Poi Calenda afferma: “Non farei mai una scissione, né inaugurerei un partito personale: io sono iscritto al Pd. Resto nel Pd, ma il Pd non basta”.
“Penso – aggiunge – che queste elezioni europee siano come quelle de1 1948, in cui si decide se si sta in Occidente o fuori dell’Occidente. Non credo che gli italiani vogliano vivere in un paese simile alla Russia di Putin, che il leader leghista Matteo Salvini indica come il suo modello e mentore”.
L’obiettivo dichiarato da Calenda è quell di costruire una offerta politica e di governo che parli a quella parte di Itali che è convintamente: “europeista e anti sovranista” e che “si riconosce solo in parte nei partiti che ci sono. Mentre costruendo una lista di persone serie e competenti, i molti che hanno firmato l’appello dagli operai delle aziende in crisi, al Terzo settore, alle promotrici della manifestazione delle donne “Roma dice basta”, coloro che lavorano nel sociale, imprenditori come Andrea Illy, Alberto Bombassei, il mondo della scienza e della cultura potrebbero riconoscersi. Aggiungo che nel Pd per una volta dall’ex premier Paolo Gentiloni a Marco Minniti, ai candidati alla segreteria dem, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti, sono tutti d’accordo”.
Non si tratta, spiega Calenda, di usare un simbolo piuttosto che un altro: “Per me questa è una cosa secondaria. Ho massimo rispetto per i simboli dei partiti. Ma l’importante è che ci sia una bandiera unica dietro la quale si schierino non solo i partiti, ma anche i cittadini: chi fatica, chi studia, chi lavora e produce insomma tutti coloro che vogliono far progredire l’Europa e rimanere nel gruppo dei grandi paesi fondatori e non andare appresso all’Ungheria né ritrovarsi in Venezuela grazie ai deliri del M5S. Questo è il fermo desiderio della maggioranza degli italiani, ritengo”.

Il manifesto è stato fatto insieme a 100 personalità, primi fra tutti il sindaco di Milano, Beppe Sala e quello di Bergamo, Giorgio Gori, e Walter Ricciardi, l’ex presidente dimissionario dell’Istituto superiore d i Sanità; hanno aderito anche i governatori dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, del Piemonte, Sergio Chiamparino, della Toscana, Enrico Rossi, l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e i primi cittadini di Firenze e di Brescia Dario Nardella e Emilio Del Bono, oltre al filosofo Emanuele Severino.
Ma, conclude Calenda, i partiti da soli non bastano più: “O c’è una grande mobilitazione popolare o questo progetto non tiene”.

No comments