Nicola Zingaretti a Firenze, al Teatro di Rifredi: vogliamo un’altra Europa

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di Ettore Neri – Platea delle grandi occasioni a Firenze per Nicola Zingaretti.
L’incontro fiorentino di “Piazza Grande”, il progetto che sostiene la candidatura di Nicola Zingaretti a Segretario nazionale del Partito Democratico, si è tenuto la sera del 4 dicembre al Teatro di Rifredi, luogo simbolo della cultura democratica e progressista del Capoluogo toscano per il suo stretto collegamento  alle antiche Società di Mutuo Soccorso e per la presenza di attività sociali e culturali di associazioni e realtà che lavorano per inclusione, equità, solidarietà.

Il Presidente della Regione Lazio ha preso la parola, nel teatro stracolmo, dopo una seria di interventi fatti da esponenti del mondo dell’associazionismo, dell’impresa, del sociale, della scuola, per illustrare il suo progetto di profondo rinnovamento del Partito Democratico e delle proposte politiche sociali, economiche, formative, culturali per il rilancio del nostro Paese.
Il centrosinistra italiano tra il 2008 e il 2018 ha dimezzato i propri voti passando da 12 milioni a 6 milioni, questo è brutale il dato di fatto. Inoltre, di pari passo, in questo decennio la distanza tra chi ha troppo e chi ha troppo poco è aumentata in modo spaventoso e insopportabile.
In questo modo una sensazione di solitudine ha investito milioni di persone.
Proprio per questo – dice Zingaretti – dobbiamo cominciare a lavorare ad una nuova piattaforma di economia giusta che crei una crescita altrettanto giusta rifondando un nuovo modello economico che garantisca l’equità.

Ce la possiamo fare, non solo come Pd ma come complesso di forze, movimenti e cittadini che appartengono al campo aperto e largo del mondo progressita italiano a recuperare la credibilità e il sostegno degli elettori?
Questo il tema proposto alla platea da Zingaretti.
“Si – ha detto l’esponente demcratico – ma solo se cambieremo radicalmente strategie, metodi e comportamenti.”
In circa 45 minuti di intervento Zingaretti ha posto principalmente l’accento alla necessità di prendersi cura di tutte quelle larghe fasce di popolazione che hanno subito pesantemente gli effetti negativi della crisi economica internazionale.
Il nuovo Pd dovrà, dice Zingaretti, occuparsi del futuro dei giovani; di ricerca e formazione; dovrà scommettere sul ruolo decisivo della scuola pubblica; sulla necessità di aiutare la nascita e la crescita delle aziende dedicate al digitale e alle nuove tecnologie; sugli investimenti nelle aree marginali e priferiche.
Altro tema decisivo, a dire di Zingaretti, è quello della riforma radicale del Partito Democratico che rischia il collasso perché è diventato un partito del leader invece di essere un luogo di discussione aperta e colettiva; un luogo dove le opinioni di tutti vengono rispettate; un luogo dove “si premia la qualità e non più la fedeltà al capo”.

Ma l’attenzione di Zingaretti, alla fine, sembra già andare oltre il Congresso del Pd che si terrà tra febbraio e marzo 2019 e si rivolge alle Elezioni Europee del maggio 2019.
Non siamo sovranisti, dice in sostanza, e spiega che chi si definisce sovranista e’ il primo nemico della sovranita’ italiana perche’ senza una
dimensione europea nessun Paese puo’ competere nel mondo in
nessun campo.
C’e’ bisogno della dimensione europea per continuare a difendere il Paese.
Ma neanche vogliamo dire che questa Europa ci va bene com’è, anzi: questa Europa liberista e soggiogata dalle regole del mercato “non ci piace, non è la nostra – esclama – L’ha voluta la destra. Io combatterò sempre per un’altra Europa più democratica.”
L’Europa intergovernativa non politica non funziona e le elezioni europee dovranno essere l’occasione per proporre una rifondazione dell’Europa che metta in campo politiche economiche, fiscali e sociali di stampo europeo.
Questo è il messaggio conclusivo del candidato alla Segreteria Nazionale del Pd che vuole affidare all’Europa una nuova missione per impostare una economia continentale che metta il diritto della persona al centro.

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