Anna Maria Bernini (FI) : la dichiarazione di voto sulla fiducia al Jobs Act.

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Signor Presidente,
a nome del Gruppo parlamentare che rappresento, devo ancora una volta
constatare che oggi si è scritta una pagina inquietante della nostra vita parlamentare. Ancora una volta questo Governo ha alterato uno schema, un rapporto di poteri tra Parlamento e Governo che in un contesto democratico non può e non deve essere alterato. La prassi di mettere la fiducia su di un disegno di legge delega è non solo non usuale, ma assolutamente inappropriata e inopportuna. Noi abbiamo più volte stigmatizzato – lo abbiamo fatto convintamente – e sottolineato quanto questa modalità di esproprio e di sottrazione dell’attività legislativa dal Parlamento al Governo non rappresenti solamente un errore o un dato di inopportunità politica, ma una vera e propria violazione costituzionale. La Costituzione è stata più volte definita da una parte politica e da un’intellighenzia che a quella parte politica si è accostata e che ha supportato la Costituzione più bella del mondo. La Costituzione deve essere modificata per via formale nelle Aule parlamentari e non per via materiale attraverso un uso della fiducia, la ventunesima ormai dall’inizio dell’attività di questo Governo, e attraverso un uso dei decreti-legge, arrivati credo a 20, e dei maxiemendamenti assolutamente improponibili in un contesto di fisiologica e corretta separazione dei poteri.
Questo è un dato, Presidente e colleghi, che nessuno di noi può dimenticare. Nessuno può dimenticare che queste sono le Aule dove le leggi vanno fatte, attraverso un vigoroso confronto tra noi, tra maggioranza e opposizioni, attraverso quel confronto che noi abbiamo sollecitato quando, votando contro le pregiudiziali di costituzionalità, di merito e di legittimità , proprio su questo provvedimento, abbiamo detto di voler il provvedimento in Aula per poterci confrontare sui nostri emendamenti e per poter avviare un sano, fisiologico e doveroso dibattito tra maggioranza e opposizioni. Questo disegno di legge delega darà luogo a decreti delegati sulla base di deleghe oceaniche, vaghe, non misteriose, ma misteriche. Quello che ci viene chiesto oggi più che un atto di fiducia è un atto di fede. I colleghi che mi hanno preceduto di porzioni della maggioranza hanno citato alcuni aspetti di questo disegno di legge delega. Hanno fatto riferimento agli ammortizzatori sociali, alle tutele universali, alle modalità contrattuali unificate a tutele crescenti; hanno fatto riferimento all’articolo 18 e a come questo potrebbe cambiare nel senso di una riduzione dello strumento della reintegra. Con assoluta sincerità, pur avendo letto più volte molto attentamente questo disegno di legge delega, posso dire che ci vuole una fantasia sfrenata per trovare all’interno di questo provvedimento tutto quello che in questa Aula è stato indicato come essere presente.
Quello che è ancora più inquietante, se è possibile, proprio in un’ottica di violazione di quel dibattito parlamentare che abbiamo definito non solo necessario e opportuno, ma assolutamente doveroso, è , come ha sottolineato il nostro Capogruppo, la presentazione di quel maxiemendamento, che ormai è diventata una prassi invalsa. Mi stupisce il silenzio assordante di quelle autorità superiori che, in occasione di Governi
precedenti, con la matita rossa e blu hanno evidenziato l’uso improprio dei maxiemendamenti addittivi e sostitutivi del lavoro della Commissione. Hanno stigmatizzato con la matita rossa e blu l’uso improprio ed esondante dei decreti legge. Quelle autorità ora tacciano, ma noi vorremmo sentire queste voci. Ricordiamoci, colleghi, che anche noi abbiamo una responsabilità , anche noi nel momento in cui questi provvedimenti vengono «fiduciati» attraverso di noi ci assumiamo una responsabilità costituzionale. Proprio sui contenuti di questo provvedimento, così come sono stati elaborati in Commissione e su cui noi con molta lealtà abbiamo accettato di ritirare i nostri emendamenti per l’Aula, come hanno fatto gli altri colleghi delle opposizioni, pensando di poterli dibattere in Aula, abbiamo visto invece l’apposizione o, anzi, l’imposizione di un maxiemendamento che, molto democraticamente, con molto fair play parlamentare e rispetto delle opposizioni da parte del Governo, ha recepito alcune suggestioni, ma solo gli emendamenti della minoranza del Partito Democratico.
Colleghi, questo è un comportamento assolutamente inaccettabile sotto il profilo politico e sotto il profilo tecnico, mi sia consentito. Ancora, vorrei non abbandonare il metodo, perchè dal metodo si desume il merito. Il metodo è quello dell’impiego di un’attività di passaggio casuale, veloce, rapidissimo, tangenziale dei provvedimenti del Governo in Parlamento, che ormai è diventato, come direbbe il nostro Presidente del Consiglio, un format, un modus operandi , una modalità operativa cui si è aggiunto un altro strumento normativo, quasi normativo o meta- normativo, che sono le dichiarazioni o la prolusione del Ministro in Aula. Tutto ciò che nella vaghezza, nell’imprecisione, nella bianchezza di questa delega legislativa, che è stata giustamente definita una delega in bianco, e del suo vicino e consequenziale maxiemendamento non abbiamo trovato, lo abbiamo trovato nelle parole del ministro Poletti che purtroppo, proprio perchè questa forzatura temporale ha creato una tensione comprensibile, anche se esagerata, in quest’Aula, non ha avuto il tempo di concludere la sua prolusione. Non ha avuto il tempo di dire quello che la delega non dice, ossia che l’articolo 18, nella parte che riguarda non già e non solo i licenziamenti discriminatori, ma anche disciplinari, prevede una reintegra in casi gravi, specificamente indicati, settorialmente contingentati. Ora, la cosa che stupisce di questa modalità è che evidentemente la fiducia non deve essere posta solamente sul disegno di legge delega e sul vicino e conseguente maxiemendamento, ma anche sulle dichiarazioni del ministro Poletti, che allo stato sono l’unica notizia che noi abbiamo su quello che il Governo ha intenzione di fare relativamente a questo specifico aspetto del provvedimento. Credetemi colleghi, lo dico sinceramente, a nome del mio Gruppo: tutto questo non è solamente irrituale, è impossibile.
Chi dal di fuori ritiene che noi stiamo dando spettacolo o stiamo facendo teatrino deve venire qui e confrontarsi democraticamente con il dibattito parlamentare. Non è possibile continuare a vedere provvedimenti legislativi su temi capitali quali quelli sul lavoro, sulla pubblica amministrazione, sulla giustizia, sul fisco, che facevano parte di quel famoso programma dei cento giorni, prudenzialmente e per ovvi motivi trasformato in programma dei mille giorni, celebrati sempre in maniera tangenziale rispetto a quest’Aula, in modo tale che noi possiamo intervenire il meno possibile sui testi dei
provvedimenti. Si procede attraverso annunci, consultazioni pubbliche carsiche e poco chiare, linee guida e decreti-legge esangui, come è
esangue il decreto-legge che ha preceduto questo disegno di legge, i cui contenuti
peraltro sul contratto di lavoro a tempo determinato e sull’apprendistato rischiano anche di confliggere con il contenuto della legge delega. Decreti- legge esangui e incostituzionali, in quanto disomogenei e comunque mai necessari e urgenti, perchè questa è una caratteristica dell’attività legislativa di questo Governo, vengono seguiti da disegni di legge delega cui seguiranno decreti delegati che fanno del Governo legislatore primo ed ultimo di sé stesso. I provvedimenti partono dal Governo e ritornano, con un movimento circolare perfetto, esattamente da dove erano venuti: al Governo. Sarà il Governo a riformare la pubblica amministrazione, sarà il Governo a riformare il mercato del lavoro, sarà il Governo a riformare la giustizia e lo farà attraverso deleghe assolutamente opache, oscure, oceaniche, mai abbastanza chiare. Forza Italia non è solamente il nome di un partito politico: è un atteggiamento mentale, è una convinzione politica. Abbiamo cercato, così come abbiamo fatto in occasione delle riforme costituzionali, di svolgere la funzione di un’opposizione collaborante e responsabile, più nell’interesse del Paese che non nell’interesse specifico della nostra forza politica. Lo abbiamo fatto a condizione di poterci confrontare su un provvedimento giusto e utile per questo Paese. Non c’è stato reso possibile, non abbiamo potuto farlo sufficientemente in Commissione, non abbiamo potuto farlo in Assemblea. Questo è un provvedimento regressivo, che non porta alcun vantaggio al mercato del lavoro, che non impara nulla da quelle riforme fatte in Germania e in Spagna che sono state evocate in quest’Aula. E i provvedimenti inutili, colleghi, in questo momento drammatico in cui occorrono solamente riforme profonde e radicali per affrontare un momento eccezionale, ove sono inutili, sono anche dannose. Per questo motivo Forza Italia ancora una volta dichiara che non ci sta: parteciperà naturalmente al voto, ma non parteciperà alla celebrazione di questo rito stanco, che ripropone una formula antica, non innovativa del mercato del lavoro, non sufficientemente flessibile e non sufficientemente in grado di far ripartire la crescita. Per questo motivo, convintamente, come è stato fatto dai colleghi che mi hanno preceduto, dichiariamo il nostro voto contrario.

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