Carlo Calenda: serve un fronte per un’Europa nuova più forte e coesa

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di Ettore Neri – Carlo Calenda scrive una lettera al direttore del Corriere della Sera per mettere ancora di più in chiaro il suo punto di vista sulle prossime elezioni europee.

“Caro direttore – scrive Calenda a Luciano Fontana – a tre settimane dal lancio del manifesto SiamoEuropei è doveroso fare un punto della situazione. L’obiettivo era offrire una base programmatica per la presentazione di una lista unica delle forze europeiste, politiche e civiche, alle prossime elezioni europee. Non un’alleanza contro, ma un fronte per un’Europa nuova più forte e coesa. Un’Europa che non è quella franco-tedesca di Aquisgrana o quella opportunista e illiberale dei governi di Visegrad. L’Europa che vogliamo è quella delle istituzioni e delle politiche comuni, ancora incompleta e per questo in profonda crisi. Suggerisco di andare a leggere le proposte del manifesto su SiamoEuropei.it. Vedrete che non c’è alcuna traccia di «conservazione» nel nostro approccio all’Europa.”
Facendo le lista delle numerose adesioni al suo Manifesto Calenda rimarca con delusione che i Partiti sono rimasti freddi, compresa una parte del PD.
“Le obiezioni pubbliche – spiega l’ex Ministro – riguardano il mantenimento dell’identità e il sistema elettorale proporzionale, quelle che emergono nelle conversazioni private hanno a anche a che fare con il rischio di «scalate ostili» al Pd. Parto dal sistema elettorale. È vero che in un sistema elettorale proporzionale è meglio andare al voto con più partiti piuttosto che con una lista unica; a patto però di superare la soglia di sbarramento del 4%. I sondaggi mostrano che esiste un rischio di non superare questa soglia per i partiti diversi dal Pd.
La seconda argomentazione pubblica, quella dell’identità, è decisamente più insidiosa. Italia in Comune, +Europa e anche i giovani di Volt sostengono che il mantenimento della loro identità viene prima di ogni altra considerazione. Non si comprende tuttavia come possano condividere i contenuti del manifesto e considerare, allo stesso tempo, uno stravolgimento della propria identità la partecipazione a una lista comune che si fonda sul manifesto che condividono. Aggiungo che se le elezioni europee saranno cruciali per mantenere l’Italia in Europa e in Occidente, allora la missione dovrebbe necessariamente prevalere sulla difesa della propria ristretta identità. Si è innescato un meccanismo perverso: +Europa e Italia in Comune dicono «tanto il Pd non ci starà mai a fare una vera iniziativa comune»; e il Pd risponde «se non ci stanno gli altri partiti di che cosa parliamo». L’uovo e la gallina.”
Il rischi rappresentato da queste visioni è, per Calenda, quello di spingere ancora più elettori verso l’astensione e di conseguenza il dilagare dei partiti di governo.
“Voglio essere chiaro: – precisa Calenda – è del tutto evidente che spetta a chi sarà eletto segretario decidere la linea del Partito democratico. Ma è doveroso chiarire, prima del 3 marzo, se questa linea coinciderà con quella indicata dal manifesto. Una risposta pubblica è dovuta alle migliaia di firmatari del manifesto, molti dei quali peraltro militanti e amministratori del Pd. E se l’ostacolo alla costruzione della lista unitaria è la mia presenza nelle liste come front runner e i connessi fantascientifici rischi di «scalata ostile» al partito, mi dichiaro da subito disponibile a cedere il passo a Paolo Gentiloni che, come ho spesso detto pubblicamente, ha più esperienza, seguito e popolarità di me. Non avrei alcun problema a fare da gregario a Paolo in una sfida comune ai sovranisti.”
Calenda conclude con un quadro tutto negativo del Governo Conte: l’Italia in recessione, gli investimenti fermi, la produzione industriale crollata e la situazione finanziaria che volge al peggio. L’Italia oggi è ai margini dell’Europa.
“Non è più tempo di tatticismi politici e operazioni di testimonianza. – afferma ancora Calenda – Milioni di italiani sono pronti a mobilitarsi a favore di un’Europa nuova. Non lasciamoli soli.”

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