Il popolo del NO a Montecitorio

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Sono centinaia e di solito sono sparsi per l’Italia ma oggi hanno deciso di riunirsi tutti in piazza Montecitorio. Il motivo è la legge 133 del 2014 meglio nota come “Sblocca Italia”.

Nessuna di queste persone è d’accordo con quanto il governo sta facendo in materia di ambiente e grandi opere. Saranno queste persone che vedranno arrivare cemento, ruspe e trivelle nelle proprie campagne, nei luoghi a cui sono affezionati. E’ per questo che tutti loro si sono organizzati e hanno dato vita a diversi comitati territoriali: No Triv, No Muos, No Geotermia. “Non siamo quelli che dicono sempre di no, in realtà vogliamo soltanto difendere le nostre zone dai mostri e dalle devastazioni che questo decreto consente di fare” spiega Velio Arezzini.

“Questo decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione accentrando il potere in poche mani ed escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio” spiega al microfono Augusto De Sanctis, del Forum dell’Acqua.

“Se il decreto dovesse essere approvato così com’è avrà conseguenze nefaste per il nostro territorio. Il M5S sta portando avanti una battaglia per evitare l’invasione di cemento, trivelle, inceneritori, l’avviamento della privatizzazione dell’acqua, ma la maggioranza Pd è intenzionata ad andare avanti senza nessun pudore ricorrendo a varie modalità di ghigliottina”  il deputato del Movimento 5 Stelle Gianluca Vacca della commissione Ambiente.

 

Il premier Renzi su Facebook dimostra di avere le idee chiare:

“Genova e non solo
Adesso tutti a strapparsi le vesti, tutti a indossare la faccia contrita d’ordinanza. Ma diciamoci la verità: del dissesto bisogna occuparsi quando non ne parla nessuno, non quando ci sono i titoloni in prima pagina che tra poche ore saranno già dimenticati. I ragazzi che sorridono spazzando via il fango di Genova sono bellissimi e ci dimostrano che c’è una generazione di giovani che non è come viene raccontata in modo superficiale e banale. Ma non bastano. C’è bisogno di sbloccare i cantieri, come abbiamo iniziato a fare con l’unità di missione. Di superare la logica dei ricorsi e controricorsi che rendono gli appalti più utili agli avvocati che non ai cittadini, come abbiamo previsto con il disegno di legge delega sulla Pubblica amministrazione. Di coordinare la protezione civile con un maggior ruolo del livello centrale come prevede la riforma costituzionale del titolo V. Si chiamano Sbloccaitalia, riforma della P.A., riforma costituzionale, riforma della giustizia, cantieri dell’unità di missione le priorità per l’Italia che vogliamo.
C’è l’emergenza certo. Non manca e non mancherà il sostegno del Governo e penso innanzitutto a quei commercianti che hanno preso il mutuo per pagare i danni del 2011 e sono di nuovo da capo. Ci saranno forme di ristoro anche per i privati, è giusto e doveroso e urgente. Non voglio che si arrendano, noi stiamo concretamente dalla loro parte. E non semplicemente con le pacche sulle spalle.
Ma se vogliamo essere seri, se vogliamo evitare le passerelle e le sfilate da campagna elettorale, l’unica soluzione è spendere nei prossimi mesi i due miliardi non spesi per i ritardi burocratici. E cambiare finalmente le cose: portare a termine le riforme che noi abbiamo proposto e contro cui altri stanno facendo ostruzionismo in parlamento. Basta scaricabarile: è il tempo del coraggio e nessuno può tirarsi indietro.
Vedo i ragazzi che spalano il fango dalle strade e a loro va il mio grazie.
Userò la stessa determinazione per spazzare via il fango della mala burocrazia, dei ritardi, dei cavilli. Potete esserne sicuri.
E assicuro ai genovesi, che non si sono piegati e che si sono rimboccati le maniche per spalare via fango e detriti dal loro futuro, l’impegno economico del Governo fin dalla legge di stabilità cui stiamo lavorando in queste ore.”

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