La Camera dei Deputati boccia l’emendamento per le “Quote Rosa”

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ROMA – L’Aula della Camera ha bocciato la prima parte del primo emendamento bipartisan sulle quote rosa.
Governo e relatore non hanno espresso parere ma si sono rimessi all’Aula. L’emendamento bocciato prevede l’obbligo di alternanza di genere (un uomo e una donna) nella composizione delle liste. L’emendamento e’ stato votato per parti separate.
Il primo emendamento bipartisan sulla parita’ di genere e’ stato votato a scrutinio segreto. I si’ alla Camera sono stati 227, i no 335. La seconda parte dell’emendamento non e’ stata messa in votazione, invece, in quanto decaduta perche’ relativa all’articolo 2 dell’Italicum, gia’ stralciato come da accordo politico tra Renzi, Berlusconi e Alfano, che prevede che la riforma elettorale valga solo per la Camera e non per il Senato.

Anche il secondo emendamento bipartisan sulla parita’ di genere e’ stato bocciato dall’Aula di Monetcitorio a scrutinio segreto. L’emendamento prevede una parita’ di genere al 50% per i capilista. Salgono i numeri dei deputati contrari alla parita’ di genere. Il secondo emendamento, che mirava a introdurre l’obbligo di alternanza un uomo e una donna nei capilista, e’ stato infatti bocciato con 344 voti contrari (214 i voti a favore), rispetto ai 335 nella votazione precedente, relativa al primo emendamento sulla parita’ di genere
La commissione Affari costituzionali si era rimessa all’Aula per quel che riguarda i tre emendamenti alla legge elettorale sulla parita’ di genere, a prima firma Agostini del Pd e sottoscritti trasversalmente da varie deputate di altri partiti. Voto controcorrente di Gianni Cuperlo, della minoranza Pd, che ha dichiarato che “la parita’ di genere non e’ concessione”. “Il voto su questo emendamento non e’ una concessione da strappare, ma e’ la premessa di una democrazia paritaria e di una qualita’ piu’ elevata della nostra rappresentanza. A modo loro – e con lo spirito del loro tempo – lo avevano compreso una giovane donna e due grandi uomini quasi 70 anni fa. Penso che dovremmo essere oggi all’altezza di quella loro intuizione”.
Contro la parita’ di genere si sono espressi i deputati del M5s. In Aula Federica Dieni senza mezzi termini ha definito “ipocriti” gli emendamenti sulle quote rosa. “Noi siamo l’emblema del fatto – rivendica – che se il voto e’ libero e’ la genete a scegliere prediligendo il merito e scegliendo donne che si distinguono per il loro valore”. Dura presa di posizione in Forza Italia di Stefania Prestigiacomo: “Il mio partito, di ispirazione liberale, non lascia nemmeno la liberta’ di coscienza e quindi intervengo in dissenso dal mio gruppo”, come altre deputate azzurre “e lo facciamo con orgoglio e a viso aperto”.
La Prestigiacomo, intervenendo in Aula alla Camera, ha negato che Forza Italia, come invece fatto sapere nel pomeriggio, si sia espressa a favore della liberta’ di coscienza. La risposta arriva a breve giro di posta. “Il governo si e’ rimesso all’Aula, cosi’ come il mio partito ha dato liberta’ di voto, assieme al Pd e ad altri partiti, per cui non si capiscono polemiche o dissensi quando varra’ la piu’ alta liberta’ su un tema ancora cosi’ controverso”. Lo ha chiarito, intervenendo in Aula alla Camera, il capogruppo di FI, Renato Brunetta, in merito agli emendamenti sulla parita’ di genere.

Il relatore alla legge elettorale, Francesco Paolo Sisto, durante il comitato dei nove ha invitato Forza Italia a ritirare gli emendamenti, altrimenti avrebbe dato parere contrario. Alla ripresa dei lavori dell’Aula, la presidente Laura Boldrini ha annunciato il ritiro dei due emendamenti a prima firma Centemero, cosiddetti ‘salva-Lega’. “Ci dispiace che lo si continui a chiamare salva Lega anche oggi che l’emendamento, finalmente, e’ stato ritirato”, dice il vicepresidente dei deputati della Lega Nord, Matteo Bragantini.
“Non l’abbiamo chiesto, non l’abbiamo concordato ne’ condiviso.
Non salva nessuno, tanto meno la Lega Nord. E’ stato usato il nostro nome – rileva – per una proposta fatta da FI insieme con il Pd, pro domo sua. Stasera, almeno, finisce un tormentone che non ci piace. Non abbiamo bisogno di salvagenti, noi – rivendica – i voti li prendiamo sul territorio. Non abbiamo bisogno di tutele speciali, tanto meno di palazzo”. (Fonte: agi)

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