Melilla (SEL): “Articolo 18, i diritti del lavoro hanno la testa dura”

0

Non esiste nessun nesso tra la abrogazione dell’articolo 18 e il miglioramento delle condizioni dei precari e dei disoccupati.

Solo chi è in malafede può ignorare che 2 anni fa si è già intervenuti con la legge Fornero per limitare drasticamente la copertura assicurata ad una parte dei lavoratori rispetto ai licenziamenti senza giusta causa. E ciò non ha assolutamente prodotto un aumento della occupazione.

Renzi dice che gli interessati all’articolo 18 sono solo alcune migliaia di lavoratori, ma mente perché i lavoratori interessati sono 8 milioni e togliere loro l’articolo 18 non si traduce in nessuna estensione dei diritti ai precari.

Renzi dice dove stavano i sindacati e la sinistra quando in questi anni si toglievano diritti ai giovani precari. Ma dimentica di dire che chi toglieva quei diritti, precarizzando il mercato del lavoro in modo vergognoso, sono gli stessi che oggi lo sostengono con forza: da Berlusconi a Sacconi, dalla Confindustria al centrodestra. E quando Berlusconi provò a fare quello che ora lui sta facendo, la CGIL portò al Circo Massimo 3 milioni di giovani e di lavoratori sconfiggendo quel disegno illiberale che voleva impedire alla Costituzione di entrare nei posti di lavoro.

La disoccupazione giovanile è al 44%, mai era arrivata a questo livello e la prima responsabile della recessione è la politica della austerità che l’Unione Europea persegue dal 2008 con ottusa pervicacia. Renzi a parole vuole superare quella politica, nei fatti non la contrasta con efficacia e il semestre italiano della Presidenza Europea sta scivolando senza che lui abbia assunto una iniziativa forte a favore della crescita e della occupazione.

Il linguaggio violento e antisindacale del presidente del Consiglio denota una lontananza culturale e antropologica dalla sinistra e dai suoi valori, che sono, purtroppo, i veri rottamati dalla politica di Renzi al di là della propaganda profusa utilizzando gli spazi sproporzionati che ha su televisioni e giornali.

Con la legge di stabilità 2015 i nodi verranno al pettine, dovranno essere certe le risorse destinate agli ammortizzatori sociali e alla lotta alla disoccupazione con una politica reale di investimenti e di crescita economica.

Noi chiederemo che le risorse siano prese colpendo i grandi patrimoni finanziari e la evasione fiscale.

Solo attraverso un grande piano del lavoro finanziato adeguatamente possiamo uscire dalla crisi e dalla precarietà. E non certo attraverso le battaglie ideologiche e strumentali come quella contro l’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori.

No comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: