Paolo Gentiloni: “L’Italia è isolata in Europa e il caos libico, oltre a un rischio di ripresa dei flussi migratori, comporta un rischio per la tenuta del governo”

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di Ettore Neri – Il Presidente del Pd Paolo Gentiloni, intervistato da Carlo Bertini per La Stampa, afferma che ci potremmo trovare presto, in Italia, a dover affrontare il tema delle elezioni anticipate non solo per “il disastro economico in corso” ma anche perché “L’Italia è isolata in Europa e il caos libico, oltre a un rischio di ripresa dei flussi migratori, comporta un rischio per la tenuta del governo”.
Se cadesse il governo giallo-verde, precisa Gentiloni, si dovrebbe andare dritti alle urne “perché non esiste alcuna possibilità di un sostegno del Pd a un eventuale governo tecnico”.
Intanto le conseguenze della nuova crisi libica, della guerra civile che sta riesplodendo nella ex colonia italiana “sono innanzitutto sulla sicurezza – spiega Gentiloni – è chiaro che la Libia nel caos significa anche un pericolo di infiltrazioni dalla frontiera con la Tunisia di gruppi qaedisti e in particolare di Ansar al-sharia. Poi ci sono i contraccolpi economici, per l’importanza che ha la Libia per l’Eni e per l’approvvigionamento energetico. Ed è evidente che una ripresa anche limitata di flussi migratori, dovuti al caos e alla non operatività della guardia costiera, renderebbe impossibile questa linea propagandistica e meschina della chiusura dei porti per chi fugge da una guerra”.
Per l’ex Primo Ministro l’Italia di oggi è un Paese isolato “Non ho capito – afferma Gentiloni – se abbiamo degli amici e se li abbiamo chi siano. Trump? Putin? Al Sisi? L’unica cosa chiara è che l’atteggiamento verso la Russia, sul Venezuela, il rapporto con la Cina, i bisticci con gli europei hanno trasformato l’Italia in un Paese debole, arrogante e inaffidabile. Purtroppo il prezzo rischiamo di pagarlo in Libia dove ovviamente avremmo bisogno di coinvolgere gli Usa e di lavorare con la Ue, Germania in testa: per gestire sia i rapporti con chi promuove la guerra per procura in Libia e sia per comporre gli interessi talvolta divergenti di Italia e Francia”.

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